5 – La calma dopo la tempesta

25 Gen di editor

5 – La calma dopo la tempesta

Era bello tornare a casa dopo una notte trascorsa in gattabuia.

E dire che era stata arrestata solo per aver partecipato ad una manifestazione pacifica contro la guerra, un presidio a cui erano presenti centinaia di persone, ma la polizia aveva preso solo lei e i ragazzi del suo gruppetto. Era stato un gesto simbolico, e ovviamente avevano preso di mira quelli dall’aspetto più tranquillo, certi che non avrebbero piantato grane.

Jude ci aveva provato a protestare, ma lei lo aveva calmato prima che potesse dare dei fascisti ai poliziotti e scavare la fossa a tutti loro.

In prigione lei si trovava nella cella accanto a quella dei ragazzi e potevano parlare, ma non vedersi. Non c’era nessun altro rinchiuso in quell’oziosa stazione di polizia, in quella cittadina dimenticata da Dio.

“Sunshine? Stai bene?”

La voce stanca di Jude riecheggiava nel corridoio deserto. “Sì. Credi che ci faranno uscire domattina?”

“Se non vogliono grane sarà meglio per loro. Gli ho già fatto presente che mio padre è avvocato e lavora per alcune delle ditte più importanti del Paese.”

Lei alzò gli occhi al cielo. Quando gli faceva comodo Jude tirava sempre in ballo suo padre, o si appoggiava a lui economicamente. Per il resto del tempo sosteneva di essere completamente diverso da lui e dalla madre e di non voler diventare come i genitori.

“Sunshine?” La voce di Sage. “Stai dormendo?”

“Ci sto provando. Fatelo anche voi, è tardi.”

Nessuno ribattè. Ma nessuno dormì veramente. Quando finalmente un poliziotto dall’aria annoiata venne a tirarli fuori e li fece uscire dalla stazione senza tanti complimenti, sostenendo che qualcuno aveva pagato la cauzione per loro, lei non riuscì ad immaginare chi potesse essere.

E poi lo vide, seduto sul muretto. Aveva l’aria assonnata e stava fumando, forse per darsi una svegliata, forse per ammazzare il tempo.

“Lo conosci?” fece Jude, notando l’espressione cambiare sul suo volto.

Lei lo ignorò e raggiunse il ragazzo insonnolito, dalle profonde borse scure sotto agli occhi verdi. “Josh… non avresti dovuto.”

Lui alzò le spalle, come a dire che non era niente. “Lo sapevo che saresti finita nei guai con quelli.” Fece un cenno in direzione di Jude, Sage e Lennon.

“Non è stata colpa di nessuno. La polizia ha fermato noi ma è stata solo sfortuna…” spiegò, sperando che le credesse. Non sapeva perchè, ma era davvero importante per lei che lui non la ritenesse una stupida, ingenua ragazzina che si faceva coinvolgere e trascinare dal gruppo.

“Va bene.” Josh si alzò in piedi e spense la sigaretta. “Vuoi un passaggio a casa? O torni con loro?”

“Sunshine!” Jude la chiamò, con tono impaziente. Lei avrebbe tanto voluto che stesse zitto e si voltò per fargli cenno di aspettare, prima di girarsi nuovamente verso Josh. “Posso venire in auto con te?”

Il suo volto così serio si aprì in un sorriso che lo faceva sembrare più piccolo, quasi un bambino. “Certo. Posso chiamarti Sunshine anche io?”

Lo sapeva che l’avrebbe presa in giro per quel soprannome. Lo faceva sempre. “Oh, smettila. Aspettami qui.”

Andò a parlare con Jude e gli altri e promise di vederli presto. Spiegò che doveva andare con Josh, e per quanto loro non sembrassero entusiasti non provarono a fermarla.

Josh guidava senza dire nulla e anche lei taceva. E rifletteva.

Gli lanciava occhiate di tanto in tanto, ammirando il suo profilo serio e concentrato. Sembrava sempre lontano anni luce dal resto del mondo, ma quando la guardava negli occhi era come se si perdesse nella sua anima e ne vedesse la bellezza che lei invece non era in grado di scorgere.

“Josh, accosta.”

Lui obbedì e si voltò a guardarla, in attesa.

Lei annullò la distanza tra loro in un secondo. Gli prese il viso tra le mani e lo baciò, e lui ricambiò con così tanta foga che lei si chiese da quanto tempo stesse aspettando quel momento e perchè non si fosse mai fatto avanti prima. Le sue mani calde e grandi erano così piacevoli sul suo viso, e voleva stare così per sempre.

Era bello tornare a casa. Soprattutto quando casa sua era lui.


Valutazioni Giuria

5 – La calma dopo la tempesta – Valutazione: 24

Giud.1:
Storia a lieto fine. Trama scorrevole ma poco avvincente.

Giud.2:
bello l’incipit e la scelta del argomento. mi è piaciuto il finale e le descrizioni. molto leggibile

Giud.3:
Virgole usate un po’ a caso. Alcuni periodi non scorrono. La notte in cella non é vissuta come la tempesta suggerita dal titolo. Trama insipida, senza spunti, facile da dimenticare.

Giud.4:
La ripetizione dei pronomi a volte rende pesante i periodi, ma nel complesso il racconto si lascia leggere. Una fotografia leggera, senza troppe emozioni, senza molta originalità.