24/09/2020 Marco Leonardi

26 Set di gigi

24/09/2020 Marco Leonardi

Lettura di un mio racconto di fantascienza

 

‘VIA CRUCIS’

Ritto in piedi a sgocciolare sul pavimento in cotto dell’atrio, guardo il poster appeso alla parete davanti a me.

E’ la scena notturna, scolpita da un flash, di una Via Crucis, fissata nel momento in cui la Veronica alza il telo per poggiarlo sul volto di Cristo.

Sono gli occhi di lei, a incatenarmi: nonostante il bianco e nero, nonostante l’ingrandimento ne sgrani i contorni, hanno una luce e una bellezza terribili, sopra quel naso diritto e lungo, quella bocca socchiusa presa di tre quarti, mentre una folata improvvisa di vento scosta per un attimo il velo dai capelli lisci e folti come le sopracciglia ben arcuate, ben curate…

Mi riprendo dallo stupore, guardo verso il bancone.

L’uomo dietro di esso sta osservando qualcosa al PC e non si è accorto di me.

Improvvisamente sento un brivido, poi una vibrazione metallica, fastidiosa, nelle orecchie e nel corpo…Viene da là, da sopra il poster: un grosso, antiquato termoconvettore ha scelto esattamente quel momento per mettersi in funzione e, in qualche modo, l’aria che soffia fa vibrare, penso, l’insegna in metallo “Al Gallo Nero” appesa proprio sotto di esso.

FASTIDIOSO, VERO? PURTROPPO HA DECISO DI GUASTARSI PROPRIO OGGI POMERIGGIO, E FINO A MARTEDÌ… PERÒ QUELLA NELLE CAMERE FUNZIONA PERFETTAMENTE, GLIELO ASSICURO”

L’uomo dietro al bancone ha alzato gli occhi e mi guarda mentre mi avvicino, poi ha come un dubbio…

“LEI HA PRENOTATO, VERO?”
“Sì. Per stanotte, a nome Brusaferri. Lorenzo Brusaferri”

Lui guarda il PC, col viso illuminato d’azzurrino.

Un bel viso: zigomi alti, labbra ben disegnate, barba salepepe come i capelli, entrambi corti, curati.

Niente baffi.

Ma gli occhi, soprattutto: scuri, profondi, incorniciati da due sopracciglia ancora nere, folte ma non disordinate che si arcuavano sopra un naso diritto, forse, di profilo, troppo sporgente su quelle gote abbronzate e toniche…

Alza gli occhi.

ECCO, TROVATO. QUINDI NON È QUI PER LE FESTE DI PASQUA, DOTTORE”
“No, mi spiace. Sto tornando a Milano, lavoro, sa…”

Mentre parlo, gli occhi mi si girano verso il poster.

Gli occhi della Veronica, la forma delle labbra, quel naso, quella fronte.

Guardo ancora l’uomo.

MARISA, MARISA BELMONTE. NELL’86 AVEVA 24 ANNI… I

I NOSTRI GENITORI ERANO MORTI DUE ANNI PRIMA”

I nostri, e il nome – Marcello Belmonte – scritto sul tesserino, erano una conferma…

“SÌ, ERA MIA SORELLA MINORE… IO SONO DEL 59”

Allunga la mano, stringe la mia, come se quella confidenza mi avesse fatto entrare, chi sa come e chi sa perché, nella sua cerchia intima.

“86? Perché? Cosa è successo nell’86?”

Mi aveva chiesto il permesso, poi aveva aperto la porticina a battente della reception e mi aveva fatto sedere a un tavolino a tre gambe, in mogano.

Mandava un buon profumo di cera e, non so perché, mentre dal bar ci portavano un drink, cominciai a giochicchiare con il vellutino della poltroncina, guardando di sottecchi il suo mutare da rosa a rosa più scuro a seconda del movimento della mia mano.

Non c’era nessuno, oltre a noi, e lui aveva cominciato a raccontare…

DIETRO ALLA CHIESA, LÀ, IN PIAZZA, PARTE UNA STRADA CHE BEN PRESTO DIVENTA UN SENTIERO-OH, LARGO, BEN TENUTO-CHE SALE VERSO LE COLLINE. PASSA A FIANCO DELLA SEGHERIA, POI ESCE DAL PAESE; SERPEGGIA NELLA BOSCAGLIA, POI ATTRAVERSO CAMPI E PASCOLI, E INFINE ECCO IL CULMINE, COLLE PECORA. SI VEDE IL MARE, DA LÌ, QUANDO È BELLO. ALMENO, COSÌ MI RICORDO”

Sorride, mentre dice quelle parole, e gli si increspano quattro rughe sottili intorno agli occhi.

Si alza forzando sulle braccia, cambia posizione del corpo sulla sedia, facendo cigolare le sue ruote…

Sento come un disagio, così comodo nella poltroncina.

Lui lo coglie, accenna a un diniego…

“OH, NON SI PREOCCUPI: UN INCIDENTE, DI CACCIA, DICIAMO. AH, MI SCUSI, MI STAVA CHIEDENDO COSA FOSSE SUCCESSO, NELL’86…”

Si allunga verso di me, versa un altro goccio di whisky…

DALLA CHIESA PARTE UNA VIA CRUCIS, LA NOTTE DEL VENERDÌ SANTO. UNA TRADIZIONE ANTICHISSIMA ORMAI DIMENTICATA DA DECENNI CHE DEGLI STUDENTI AVEVANO FATTO RIVIVERE. E NON ERA SOLO IL FATTO RELIGIOSO AD ATTIRARE LA GENTE, PERCHÉ MOLTI SI FERMAVANO SU, A COLLE PECORA, A PASSARE LA NOTTE SOTTO LE STELLE, ASPETTANDO L’ALBA SUL MARE. MARISA LO FACEVA QUASI SEMPRE”

“E’ bella, sua sorella. Molto bella”

Mi pento subito di quelle parole, così sfacciate e banali, di quel presente così fuori posto…

Lui adesso ride, apertamente.

“MARISA? MARISA ERA LA MARISA. O LA ODIAVI, O LA ADORAVI… “
“In che senso?”

“ERA PIÙ CHE BELLA, CAPISCE? QUANDO TI GUARDAVA CON QUEI SUOI OCCHI NERI E LUMINOSI COME LE NOTTI AFRICANE, O FUGGIVI, O ERI SUO. NON C’ERANO VIE DI MEZZO. HA DA ACCENDERE?”

Mi chino verso di lui, gli accendo la Marlboro

“…Marisa lo faceva quasi sempre”

Mentre ripenso a quelle parole, mi viene da sorridere.

Lo fa anche lui.

” SO A COSA STA PENSANDO, DOTTOR BRUSAFERRI… PER ANTONIO, NOSTRO PADRE, ERA UNA GRANDE SOFFERENZA. NO, NON TANTO PER QUELLE NOTTI CHE MARISA TRASCORREVA FUORI, CHISSÀ CON CHI. MA PER I GIUDIZI, PER GLI SGUARDI CATTIVI A FATIMA, NOSTRA MADRE, ALLA SUA PELLE SCURA, AL SUO PORTAMENTO, AI SUOI OCCHI FIERAMENTE NERI, PER QUEI MECCANICAMENTE SARCASTICI AH, ECCO DA CHI… POPOI, NELL’85,L’ANNO DEL POSTER, APPENA DOPO L’EPIFANIA, ERA ARRIVATO DON NICOLA: GIOVANE, ALTO, CAPELLI RICCI, NERISSIMI… NON SEMBRA NEMMENO UN PRETE, AVEVA SENTENZIATO L’ELVIRA; E POICHÉ LE SENTENZE DI SORA ELVIRA ERANO LEGGE, DOPO POCHI GIORNI, PER TUTTI I PAESANI DON NICOLA NON SEMBRAVA AFFATTO UN PRETE…”

Interrompo il racconto…

“Mi sa che adesso arriviamo alla parte interessante, vero?”

Al che lui mi guarda in modo strano, come se quella osservazione potesse aspettarsela dagli avventori del bar più avanti, non certo dal lì presente dottor Brusaferri, Medico Legale, come sicuramente aveva letto nel mio profilo facebook…

“GIÀ, INTERESSANTE. MA NON NEL MODO CHE PENSA LEI, DOTTORE. O MEGLIO, APPARENTEMENTE È SUCCESSO PROPRIO CIÒ CHE IMMAGINA. MA IO NON LO CREDO”

Appoggio il bicchierino sul tavolo

“Perché?”

“OH, LE APPARENZE ERANO PROPRIO QUELLE. SI VEDEVANO, I DUE: IN CANONICA, A CASA NOSTRA, ANCHE, TALORA SI ALLONTANAVANO LUNGO I SENTIERI CHE PORTANO AI MAGGESI, TORNAVANO DOPO ORE…”

“Direi che non avevano tutti i torti, i paesani, a pensar male”                                ” DICE? E QUINDI, OVVIAMENTE, A SOBBARCARSI 20 CHILOMETRI PER ANDARE A MESSA, A NON MANDARE PIÙ I FIGLI A CATECHISMO E IN ORATORIO A…”

Fa un gesto stizzito nell’aria, prima di riprendere…

MA IO CONOSCEVO MIA SORELLA, MI CREDA. MEGLIO DI CHIUNQUE ALTRO. DA QUANDO FREQUENTAVA DON NICOLA ERA… CAMBIATA. PRIMA CHE LUI ARRIVASSE ERA – COME DIRE – UNA FIERA AFFAMATA. UNA BELLISSIMA FIERA AFFAMATA. MA QUESTO LO HA GIÀ CAPITO LEI, GUARDANDO IL SUO VOLTO, CREDO. ECCO, FREQUENTANDO DON NICOLA SI ERA ADDOLCITA… SECONDO ME ERA DIVENTATA ADDIRITTURA PIÙ BELLA. E COMUNQUE, CAPACE DI AMARE. E DI ESSERE AMATA… “

Il ding del campanello lo intertompe, e io lo guardo recuperare il suo posto dietro al bancone salendo la rampetta, poi inarcarsi per prendere un pacchetto nel mobiletto delle chiavi, consegnarlo al ragazzo che  è appena entrato

E che ora esce , canticchiando, senza degnare di uno sguardo il poster, anzi, a dire il vero, distogliendo rapido gli occhi da esso.

“VEDE, VEDE, DOTTORE? NEANCHE IN FOTOGRAFIA, LA VOGLIONO VEDERE! TROPPO VERGOGNA PER LE LORO MALDICENZE; E

ANCHE I LORO FIGLI, COME ANDREA…”

Mentre torna da me, accenna col mento alla porta…

“… HANNO SUCCHIATO COL LATTE LA STESSA VERGOGNA”

“Oh, bene…adesso basta. Mi dice cosa è successo nell’86?”

“ERA UNA NOTTE MERAVIGLIOSA, LO RICORDO COME FOSSE IERI. NON IN FILO DI VENTO, PROFUMO DI TERRA UMIDA E STELLE, STELLE, MAI VISTE TANTE STELLE…E POI LA LUNA E LE TORCE, I SALMI, I CANTI, LA PROCESSIONE CHE PARTIVA, NELLA NOTTE. ERAVAMO RIMASTI IN QUATTRO GATTI, NOI DEL PAESE; PERÒ C’ERANO I TURISTI, MOLTI TURISTI, CON FLASH, VIDEOCAMERE… IO ERO UNO DEI CENTURIONI E OGNI TANTO SCUDISCIAVO GESÙ, CIOÈ DON NICOLA, MENTRE SALIVAMO, LENTAMENTE. MARISA, COME L’ANNO PRIMA (ERA STATA UNS SCELTA DEL DON, QUELLA) DOVEVA FARE LA VERONICA ENTRANDO NEL CORTEO APPENA DOPO LA CURVA DEL VECCHIO FAGGIO PER DETERGERE IL VOLTO DI CRISTO… CI SIAMO ACCORTI SUBITO, CHE QUALCOSA NON ANDAVA. ERA CORSA VERSO DI NOI MEZZA NUDA URLANDO COSE SCONCLUSIONATE SU DON NICOLA, CHE ERA MORTO CHE L’AVEVANO AMMAZZATO, NON SI CAPIVA; POI SOTTO LA LUCE DELLA LUNA ABBIAMO VISTO LE SUE MANI, ROSSE DI SANGUE, NERE DI LETAME E GLIELE AVEVO STRETTE ED ERANO GELATE E TREMAVANO, TREMAVANO… MI SCUSI… “

È lui, a tremare, davanti a me…

Gli verso un altro po’ di whisky, aspettando che si calmi…

” OK, ADESSO VA MEGLIO. CI AVEVA URLATO DI SEGUIRLA, LO ABBIAMO FATTO. NEL LETAME, DIETRO AL CASOLARE DEL BERTI, C’ERA IL CORPO DI DON NICOLA. AVEVA IL VOLTO E IL CRANIO MACIULLATI”

Mi viene un senso di vertigine, qualcosa mi sfugge…

“Come…Don Nicola? Ma non era il Cristo, nella via Crucis?”

“PERCHÉ CREDE CHE IN QUEL MOMENTO CI SIAMO INGINOCCHIATI, TUTTI?”

Non so che dire. Tremo, non parlo. Mi alzo dalla sedia, vado verso il poster

Lui riprende a raccontare…

“AVEVA EREDITATO LA LOCANDA DAI NOSTRI GENITORI, MARISA, MA DOPO QUELLA NOTTE DECISE DI VENDERLA, CON DUE CONDIZIONI: INGRANDIRE LA FOTO DRLL’85 IN CUI GUARDA GESÙ E APPENDERLA LÌ, DOVE LA VEDE ORA… E CHE MI FOSSE GARANTITO UN LAVORO QUI, FINO ALLA PENSIONE”

“E lei, Marisa?”

“Dovevano essere arrivate delle voci, al Vescovo. Dopo la morte di Don Nicola quella che era la nostra parrocchia di Trapassi è stata accorpata con quella di Pianalto e il prete viene qui solo la domenica, a celebrare la Messa. Marisa si era trasferita nella casa parrocchiale, viveva là, da sola. Faceva la perpetua, pensa te. Me l’hanno ammazzata nella piazza del paese, alle due del pomeriggio. Pioveva, Dio se pioveva e stavamo litigando come al solito, perché lei voleva raccontare tutto al magistrato e io no, idiota, non vedi come ti guardano? Non senti come ti… Scesero da due macchine, sette, otto uomini. Ci chiusero nel loro cerchio, sotto il portico, e cominciarono a randellare. Puttana, gridavano. Puttana e strega. Caddi a terra dopo una serie di colpi alla schiena, non mi rialzai… “

” Dio mio… “

” All’inchiesta, furono tutti concordi a dare la colpa a qualche amante geloso, o respinto… “

Mi guarda negli occhi, come a cercare conforto. Poi distoglie lo sguardo…

“L’ho sognata, in ospedale, sa? i medici mi avevano appena detto che non avrei più camminato né…be, mi capisce, vero? La stavano uccidendo, nel sogno, e lei aveva allungato la mano destra verso di me, paralizzato a terra, chiedendomi  di smaltare le sue unghie, come facevamo da piccoli, di quel lilla così bello sulla pelle scura e man mano che lo facevo la paura mi abbandonava, evaporava, come l’acetone dallo smalto e a dire il vero, dopo, anche le mie mani odoravano di acetone  e anche l’infermiera, la Giusi, quella grassa, se ne era… Ah, la sto tediando, mi scusi”

In realtà, lo ascoltavo appena, sembrandomi le sue parole ricordi un poco deliranti di qualcosa che, se davvero accaduto, la mente dell’uomo aveva deformato sotto l’influsso di chi sa che coctail di sedativi e psicofarmaci…

Davvero, era tutto così assurdo!

Stavo conducendo degli studi medico-legali sui presunti miracoli che si erano succeduti nel centro Italia negli ultimi due secoli, in particolare, in quelle settimane, sulla conservazione post mortem dei corpi di alcuni santi e per farlo avevo avuto accesso ad archivi parrocchiali,  letto riviste religiose e no,  intervistato vescovi, prelati…possibile che un miracolo di tale portata, e così recente, non avesse lasciato nessuna traccia?

Avevo dormito male.

I pensieri, forse.

O il cigolio delle scuri sotto il vento che aveva spazzato le nubi.

Al mattino mi ero alzato presto, non avevo nemmeno fatto colazione e mi ero incamminato, su, per il sentiero, fino a Colle Pecora.

Non doveva esserci stata molta gente, alla Via Crucis, vista la pioggia e il vento. Certo, non turisti.

Però qualcuno sì: seduto su un masso, guardavo l’Adriatico, lastra metallica lontana sotto il sole, mentre un piccolo stormo di foglietti con canti e preghiere si alzava di tanto in tanto dal prato umido di rugiada.

Tornato a Trapassi, avevo pranzato alla trattoria Bellavista, l’unica del paese…ero solo, e la cameriera aveva voglia di parlare, tra una portata e l’altra.

Oh, sì, che si ricordava!

Anche delle indagini, cosa credevo? Era su tutti i giornali locali, via!

Come cosa?

Di quella storia raccontata dal Berti, quella che gli aveva fatto avere la semi infermità mentale ma sì che quella sera lui aveva sentito le mucche si era affacciato e l’aveva vista mentre al buio si infilava il costume da Veronica e non sapeva cosa gli aveva preso era sceso, l’aveva afferrata

 alle spalle e poi l’aveva palpeggiata ma poi lei era scappata ma lui l’aveva raggiunta e l’aveva colpita col badile, chi sa quante volte, povera figliola e alla fine aveva scoperto che non aveva ammazzato lei ma il Don, forse era ubriaco, chi sa, l’han ritrovato nel bosco del Sacrini tre giorni dopo…

Erano circa la due, quando rientrai al Gallo Nero…

“Buongiorno dottore, che sorpresa! Pensavo che fosse partito”

Guardo il Marcello, aspettando che intuisca qualcosa, dalla mia espressione.

Ma non lo fa, o, se lo fa, è davvero un attore nato…

“Sono stato su, a Colle Pecora. Bello, davvero. E quella vista sul mare, oltre la linea azzurrina dei colli lontani, quegli spazi: allargano la mente, dileguano i fantasmi…”

Improvvisamente capisce, sorride.

“E una volta dileguati i fantasmi…”

Mi siedo sulla poltroncina della sera prima, come allora pettino il raso con la mano nei due sensi…

Chiaro, scuro, chiaro, scuro…

“Vede, Marcello, io credo che la realtà sia come questo raso. Cambia, a seconda di come la guardiamo o maneggiamo. Prenda per esempio la vicenda che mi ha raccontato ieri…immagini che qualcuno abbia preso il posto di don Nicola nella processione (cosa non difficile, visto il buio, il trucco, la parrucca, la corona di spine…) e un suo complice, attirato il sacerdote nel casale del Berti, lo abbia ucciso. Vede? Niente misteri, niente miracoli, solo un banale omicidio premeditato, niente di più”

“Dimentica che il colpevole ha confessato…”

“Il Berti? Quello? Ah, me ne ha parlato bene la cameriera del Bellavista! Uno capace di dire qualsiasi cosa, in cambio di qualche centinaio di euro…uno che è stato assolto per semiinfermità mentale, tra l’altro, vista l’assurdità della storia che raccontava”

Lui esce dal bancone, viene verso di me, come se niente fosse…

“…e non sa che Don Nicola è caduto”

“Cioè?”

“Ah, una cosa ridicola. Mentre passavamo a fianco della segheria, è inciampato nella tunica e come direste voi le borlaa giò. Ha picchiato con la faccia su un ferro arrugginito dimenticato lì, si è fatto un bello sbrego vicino al sopracciglio destro. Abbiamo dovuto fermare il corteo, togliergli tutto l’ambaradan, disinfettarlo e medicarlo…ricordo che mentre lo facevamo diceva che l’indomani avrebbe telefonato al Papa per digli che il Vangelo della Passione doveva essere modificato, che andava aggiunta un’altra caduta…”

“Allora era lui”
“Certo che era lui”

“E allora non capisco”

Mentre parliamo, il termoconvettore riprende a funzionare, soffiando aria calda verso di noi.

E la solita vibrazione, come se qualcosa…

Marcello lo guarda un attimo, come indeciso, poi fissa gli occhi nei miei…

“Vede, dottore, quando lei ha fatto il gesto di lisciare il vellutino della poltroncina in un senso e nell’altro, mi è venuto da ridere, perché è la stessa cosa che ha fatto don Nicola, una sera: solo che lui, poi, l’ha rovesciata, mi ha mostrato i legni incrociati del telaio e ha detto le persone si fermano alle apparenze, Marcello, vorrei che si chiedessero cosa sta dietro, cosa regge le cose. So cosa pensa la gente, di me e Marisa. Non importa. E’ bella, sua sorella. Di una bellezza miracolosa, direbbe uno scrittore che amo…crede che non mi sia accorto, di come mi guarda? Voglio confidarle una cosa: quando sono arrivato qui ero in crisi, una crisi di fede, nera. Poi Marisa ha lanciato la sfida, a Lui, capisce? Voleva strapparmi a Lui. E lì ho capito che ero Suo, di Cristo, di nessun altro…”

Resto in silenzio…

“Capisce il tipo? A lui non interessavano rosari, devozioni, opere di bene. A lui interessavano le persone, voleva che andassimo a fondo delle cose. Era una continua provocazione, e per tutti era l’amante di Marisa…”

Lo capisco allora, all’improvviso…

“Avete messo tutto a tacere. Avete preferito…”

“Morire nel nostro brodo, esatto. Si immagina cosa sarebbe successo se avessimo divulgato quello che era accaduto? Se si fosse scoperto che miracolosamente Don Nicola aveva preso il posto di Marisa mentre il Berti la colpiva? Che l’amante era morto al posto dell’amata? Lo immagina lo scandalo? “

Proseguo per lui…

“Così, quando c’è stata l’inchiesta sulla morte di Don Nicola, nessuno di voi ha accennato al fatto che lui fosse contemporaneamente a portare la croce e a morire al posto di una di voi…e chi poteva smentirvi? I turisti, impegnati a scattare flash e che nemmeno sapevano chi impersonasse Gesù e di chi fosse il corpo intorno a cui tutti, a un certo punto, vi siete accalcati? Solo il Berti ha raccontato le cose come stavano, ma nessuno gli ha creduto, ovviamente. Un povero pazzo. O un furbastro che in quel modo ha evitato la prigione… “

“Già…senza contare che io avevo un altro motivo per tacere”

“Cosa vuol dire?”

“Mi fa un favore? Mi va a prendere la scala che c’è nel back office?”

Non capisco, lo faccio.

“Ecco, la metta davanti al poster, ecco, così. Stia attento, balla un po’. Ok, adesso ci salga, penso che bastino quattro gradini. Sì. Bene, se vuole togliere il pannello di quel coso…non dovrebbe…ok. Quella scatola dentro, me la porta, per favore?”

Prendo la scatola, mi giro verso Marcello.

Il rumore metallico scompare.

“Le ho mentito, ieri. Non verrà nessuno, martedì, a riparare l’apparecchio. E’ solo la scatola che talvolta vibra…andrebbe spostata, o incastrata meglio, ma io…”

Metto la scatola sul tavolino, senza capire lascio che si pieghi in avanti, la apra, ne tolga quanto contiene e lo dispieghi davanti a me…

Un telo, su cui si intravede, dipinta in modo grossolano, il volto di un Cristo piagato.

Intravede, perché il telo è quasi interamente coperto da macchie color ruggine…

“E’ il telo della Veronica, ovviamente. Marisa mi raccontò che l’aveva usato per cercare di fermare il sangue che usciva dalle ferite di Don Nicola, mentre si chiedeva cosa stesse succedendo, perché il Don fosse lì. Non so perché, lo chiami intuito…l’ho fatto analizzare”

“E quindi?”

“Gruppo AB, positivo”

“E quindi?”

“Il sangue di Don Nicola era A negativo…era quello di mia sorella a essere AB positivo”.

 

FINE