1 – Dolente epilogo

28 Dic di editor

1 – Dolente epilogo

Non potevano essere più diversi di così: maschio e femmina, moro e bionda, introverso e solare, conservatore e progressista, affettuoso e distaccata.

Io amo pensare che alle differenze come ricchezze: alternative alle quali possiamo attingere, scrigni contenenti proposte che, inaspettatamente, possiamo scoprire di apprezzare.

Quando mi guardo intorno però mi accorgo che le differenze fanno paura: mettono in dubbio le nostre ragioni, ciò che si è e ciò che si crede di essere. Taluni si sentono minacciati dalle differenze, le proiettano su di sè come una macchia… e preferiscono cancellarle coprendole con una spessa patina di fondotinta.

I due protagonisti di questa storia condividevano il mio pensiero e, coraggiosi, apprendevano (o almeno si impegnavano a valutare) ciò che non apparteneva al loro universo. Una canzone come una lettura, un pensiero come un hobby. E passo dopo passo crescevano.

Un giorno però venne un grande freddo, che faceva sbattere i denti e chiudere ognuno nel proprio giaccone più caldo. Il clima era così inspiegabilmente rigido, che alcuni avevano smesso di credere che sarebbe arrivata la primavera, e allora rinunciavano a combattere il gelo e lentamente diventavano essi stessi freddi.

Il moro e la bionda avevano molte frecce al loro arco chiamate passioni: attività che li facevano sentire vivi, che rendevano il loro successivo respiro necessario, come se avessero un importante compito da portare a termine. Forse era vero… ma non lo sapremo mai. D’altronde proprio le differenze di cui ragionavamo prima ci mostrano che la verità non è altro che un variopinto caleidoscopio.

Alcuni li guardavano con un filo di invidia, come se la loro fosse una fortuna: ma non era una fortuna, era una scelta. Una scelta basata su due larghi pilastri: l’autostima, che permetteva di non sentirsi schiacciato dal pensiero altrui, e la reciproca stima, che assicurava disponibilità verso un altrove sconosciuto.

Purtroppo il freddo continuava imperterrito. Alcuni loro amici spegnevano abbattuti la fiamma della propria passione: non avevano più fede nel futuro, e perciò neanche in se stessi.

Il conservatore, essendo anche protettivo, propose alla progressista di restare abbracciati per combattere insieme le intemperie e, nonostante il diniego di lei, la strinse premuroso col suo calore. Lui stesso fu pervaso dal vago tepore di lei, che tentava di divincolarsi.

Non si poteva dire che qualcuno sbagliasse, però agli occhi di lui lei iniziò a sembrare fredda e ingrata, mentre a quelli di lei lui era pressante e soprattutto non stava rispettando la sua volontà. La bionda sapeva bene che lui era affettuoso e capiva le sue azioni, d’altra parte lei era distaccata (oltre che progressista) e voleva combattere il vento gelido sulle proprie gambe, ai propri tempi, ascoltando il proprio istinto. In una parola: sentendosi libera.

Può sembrare esagerato, ma chi non ha sperimentato che le cose più piccole sono quelle che logorano di più nel loro costante ripetersi?

Mentre penso a questa favola guardo il cielo e scorgo un uccellino che sbatte faticosamente le ali per restare fermo sospeso in aria: non riesco a non pensare al nostro protagonista, che, forse preoccupato per il futuro, si affannava a proteggere la bionda, e così facendo la perdeva per sempre.

Perchè quell’uccellino dotato di meravigliose ali non può volare libero nella corrente? Perchè vuole restare fermo, quando il mondo non può che continuare a girare? Perchè non si accorge che è un’illusione, che nulla si può trattenere, se non finendo per strattonarlo goffamente, eventualmente squarciandolo? Vola, uccellino. Vola nella corrente affidandoti alle tue forti ali, e lì percorrerai lunghi tratti di cielo con preziosi amici, i quali un giorno voleranno via, lasciandoti l’orma della loro zampetta nel cuore. E quando guarderai a quell’orma sii felice, non malinconico, perchè quel passato vivrà per sempre in te, anche nel tuo presente.

Allo stesso modo si erano corrose le fondamenta di quello splendido edificio di diversità e la paura aveva scavato un varco, occupandolo con la propria ingombrante presenza e manifestando ai due protagonisti il traumatico epilogo che li attendeva.

Sembra così sciocco, eppure la paura di perdersi li aveva fatti perdere.


Valutazioni Giuria

1 – Dolente epilogo – Valutazione: 20

Commento:
L’esordio, con i due protagonisti diversi al punti da sembrare complementari, ha in sè spunti interessanti, ma il proseguo della storia fa perdere la storia stessa nelle riflessioni del narratore. Il racconto si trasforma in una riflessione e diventa meno efficace.